Storia dell’enologia

Autore: Vincenzo 30/08/2016 0 Commenti

Come si è evoluta la viticoltura nel corso del tempo

La produzione domestica di alimenti è una pratica molto antica che è volta alla conservazione di prodotti (non necessariamente da consumare subito) per il sostentamento della famiglia. Tra queste produzioni le più diffuse sono quelle relative ai salumi, al passato di pomodoro, alle melanzane, alle olive, e alle bevande sia in forma alcolica che analcolica. Nel primo raggruppamento a farla da padrona è certamente la produzione del vino.

Fare il vino era una pratica diffusa al punto che chiunque si cimentava nella sua produzione, ritenendola peraltro, erroneamente, molto semplice. Sono, infatti, molte le variabili da tenere in considerazione se si vuole fare del buon vino. Infatti, spesso si trattava di particolari che venivano trascurati o del tutto ignorati per mancanza di conoscenza.

Per rendere meglio l’idea della diffusione della produzione di vino in passato si pensi che intorno alla metà dello scorso secolo quasi tutti lo producevano e, nel caso in cui si era impossibilitati, si acquistavano delle botti intere da produttori locali.

 

La viticoltura fino alla metà del 1900

Fino ai primi anni del secolo scorso il processo di vinificazione era rimasto pressochè immutato nella storia. Si ebbe una spinta evolutiva a cavallo del ventennio che va dal 1955 al 1975. Infatti fino alla metà del 1900 la vite veniva coltivata in filari su dei tutori rappresentati da olmi, gelsi e aceri. Questa non disponeva di alcun tipo di innesto e  veniva innalzata spesso fra due alberi, rendendo decisamente scomoda la vendemmia.
Molto spesso i vigneti non potevano neanche contare su una definizione vera e propria in quanto erano costituiti da un miscuglio di varietà. Le tipologie di uve maggiormente diffuse erano quelle bianche definite all’epoca Trabbiano e nere conosciute col nome di Negretto.

 

Viticoltura moderna

La situazione cambiò quando si diffusero sul territorio europeo una malattia che intaccava particolarmente gli olmi chiamata grafiosi, e un insetto (fillossera) che si nutriva delle radici della vite provocandone la morte. Per far fronte a questi eventi, data la loro natura americana, si decise di innestare le viti su aceri in quanto resistenti alla fillossera. Nacque quindi l’innesto su piede americano largamente diffuso su tutto il territorio e che tuttavia comporta anche dei contro rappresentati dalla crescita lenta dell’acero e quindi un’attitudine minore a fare da sostegno ai filari.

Oggi questa tipologia di filari innestati su piede americano è protetta in quanto considerato da molte amministrazioni regionali come rappresentativi di un mondo passato.

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