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La birra: una storia schiumosa

Autore: Vincenzo 14/11/2017 0 Commenti Birra,

La birra: una storia schiumosa

 

Come tanti prodotti che hanno radici lontane nel tempo, anche l’origine della birra è avvolta dalla luce aurea della leggenda. In realtà, come molte scoperte alimentari, e non solo, la birra è nata casualmente, siete curiosi di sapere come?

 

La birra nasce dalle osservazioni dei Sumeri

 

È risaputo che le donne, a volte, sono distratte dalle mille cose che fanno e, ogni tanto, creano danni, specialmente, si dice, al volante. Questa volta, però, la distrazione di una donna ci ha regalato la bevanda più amata dal mondo maschile: la birra! La donna, circa 4500 anni fa, si dimenticò il contenitore dei cereali all’esterno della sua dimora. L’arrivo di un temporale improvviso bagnò i cereali che incominciarono a fermentare. Quando la donna si ricordò di andarli a prendere era nata la prima birra della storia. Sicuramente non era ottima, ma fu il primo passo che spinse l’uomo ad approfondire quest’aspetto. Secondo alcuni studiosi, però, l’origine della birra ha un aspetto un po’ meno leggendario. Sicuramente le popolazioni dell’epoca hanno semplicemente notato che nei larghi contenitori utilizzati per fare le zuppe di cereali, si creava velocemente una fermentazione che dava luogo a una bevanda piacevole e inebriante. Indipendentemente da quelle che possono essere le varie ipotesi, a consegnarci dati certi sulla storia della birra sono le ricerche condotte da paleobotanici e archeologi. Grazie alle loro ricerche, sono stati riportati alla luce diversi reperti che ci raccontano questa lunga storia. La storia della birra, vera e propria, documentata da ritrovamenti e documenti vari, inizia con la Mesopotamia: i Sumeri, infatti, furono i primi veri produttori e consumatori di birra, tanto che ogni strato sociale aveva diritto a una quantità giornaliera di questa bionda bevanda.

Il reperto più datato ci arriva dall’antica Mesopotamia e attesta la presenza di Se-Bar-Bi-Sag, termine che indicava la birra, attorno al 4000 a.C. ed è composto da tavolette in argilla che raffigurano i doni offerti alla dea Nin-Harra. In queste tavolette, conservate al British Museum, si vede che alla dea viene offerta la birra! Altre tracce di questa bevanda sono state trovate in diverse tavolette risalenti sempre allo stesso periodo e ci indicano i mezzi con cui veniva prodotta. Orzo e spelta venivano pestati nei mortai, con grossi pestelli in pietra. Con la polvere ottenuta si preparavano delle pagnotte che venivano fatte cuocere nei forni di terra. Una volta cotti, i pani erano sbriciolati in capienti contenitori dove veniva aggiunta dell’acqua: il composto poi era lasciato a fermentare. Per ottenere una birra chiara, il pane doveva essere cotto poco mentre, per una birra più scura, il pane doveva essere ben cotto. Era infatti il grado di cottura del pane a determinare il colore della birra. Da se-bar-bi-sag, il nome di questa nobile bevanda divenne siraku e la sua importanza la portò a essere utilizzata anche dai sacerdoti per i sacrifici, ma il suo ruolo la vedeva impiegata anche come salario o medicina. Se quella della distrazione della donna che lascia i cereali a fermentare, è una leggenda, quella di Kubaba non lo è (forse)! Un documento molto importante è La Casa di Kubaba che risale al 3100 a.C. circa. La donna, in origine, era la custode della locanda dove avveniva la mescita di vino e birra. Da qui la donna, forte e molto amata, guidò la guerra per ottenere l’indipendenza da Uruk. Alla fine divenne regina e fondatrice della città di Kish e venne adorata come una dea. Questa sarà l’unica regina sumera e giocherà un ruolo fondamentale sulla diffusione del culto della birra.

 

Il boccale passa di mano in mano

 

Ebbene sì, la passione della birra passa dai sumeri ai babilonesi e ce lo dimostra un reperto archeologico di importanza incommensurabile: Il Codice Hummurabi. Si tratta di un documento legislativo trovato nell’acropoli dell’ex capitale dell’impero persiano: Susa. Questo documento, suddiviso in capitoli, tratta diverse situazioni e le leggi che regolano un determinato atto. Tra le diverse leggi, alcune sono dedicate e produzione e vendita della birra. Una delle più particolari (anche se le altre non scherzano) è quella che dichiara che se una taverniera allunga la birra con l’acqua viene condannata a morte! Insomma, la birra era una cosa seria!

Anche gli antichi egizi non si eranofatti sfuggire l’occasione di gustare la birra e si trovano tracce di questa bevanda in una tomba del 3300 a.C. Durante gli scavi ad Abusir-el-Melek è stata ritrovata una ciotola con residui essiccati di birra. Per il culto dell’antico Egitto, i morti (almeno quelli importanti) dovevano compiere un lungo viaggio nell’aldilà quindi dovevano essere riforniti di tutto quello che era necessario: carne, frutta, pane e vino (non meno di sei tipi differenti) e birra (quattro tipi). Da alcuni dipinti si può osservare il metodo di produzione della birra: metodo simile a quello babilonese. Dai sumeri in poi, la birra è entrata a far parte della medicina. Le prime ricette le troviamo in tavolette di argilla del terzo millennio prima di Cristo. Un medico sumero, infatti, ha deciso di mettere per scritto le sue cure più importanti e da queste si evince che la birra era molto importante per rendere gradevole le medicine. I vari ingredienti venivano polverizzati, mescolati con la birra e propinati al malato. In un altro reperto, il Papyrus Ebers, si trovano indicazioni su come contrastare la morte: mezza cipolla e una birra facevano miracoli! Ovviamente, visto il suo potere, era ottima anche per ingraziarsi gli dei: spesso le offerte erano a base di pane, torte, vino e birra. Nel tempio di Medinet Habu (1400 a.C.) c’è una lista che indica le offerte giornaliere fatte al tempio fra cui sono citate 144 brocche di birra.

 

La birra arriva in occidente

 

La birra continua il suo cammino grazie agli ebrei che impararono dagli egizi il metodo per produrla e lo portarono con loro nella Terra Promessa. Anche loro la consumavano quotidianamente, mentre i Greci, che ne venenro a conoscenza attorno al V seolo a.C., non l’apprezzarono molto, tanto che Eschilo descriveva gli antichi egizi come “quel popolo che beve idromele a bssa d’orzo”. Col passare del tempo, però, anche loro iniziarono a produrre la birra, ma era destinata alla plebe. I Romani, che acquisirono questa conoscenza dai Greci, impararono a considerarla nello stesso modo. Durante le campagne di conquista, però, i Romani conobbero altri tipi di birra e, l’opinione su questa bevanda, incominciò a cambiare. In particolare, a far cambiare idea all’antica Roma, furono le popolazioni celtiche. Già all’epoca erano disponibili cinque generi di birra: l’alica che era prodotta con spelta ed era leggera e depurativa; la celia prodotta con frumento o farro, bionda e fresca; la bryton ottenuta con orzo e di media gradazione; la cerevisi di orzo tostato, quindi rossa; il camum di colore bruno e ottenuta dal miglio mielato. Per le feste, i Celti, utilizzavano il curmi, una bevanda frizzante ottenuta con birre leggere e miele.

Giulio Cesare apprezzò molto la birra e la portò dalla Gallia alla Britannia, permettendo ai legionari di farne grande uso. Era diventata una bevanda così apprezzata che molti nobili Romani arricchivano le loro cantine con birre di diversa provenienza. Nel passaggio successivo, la palla passa di mano ai Germani. Non si sa esattamente se acquisirono la conoscenza della birra dai Celti o dai Romani, ma si ritiene che probabilemnte, visti alcuni ritrovamenti, fosse una procedura autoctona.
Dobbimo arrivare ai primi anni del 1500 per avere una vera rivoluzione in questo settore. Nel 1516, infatti, viene promulgato il primo editto relativo alla purezza di questo prodotto. All’interno del documento sono contenute tutte le norme che regolano la produzione: poteva essera prodotta solo con malto d’orzo, acqua e luppolo. I mastri birrai erano diffusissimi, ma la chiesa non rinunciò alla produzione (e al consumo) delle loro birre e nacquesto tanti birre d’abbazia. Ci fu una vera e propria esplosione di consumi: sorsero le prime scuole per mastri birrai e si diffusero tantissimo i locali dove consumarla. I consumi erano diventati così elevati che (neppure a dirlo) in tutta Europa si decise di tassare la birra.

Comunque la birra non si ferma e, nel 1620 parte con i Padri Pellegrini e arriva sulle coste americane mentre in Europa cambiavano i metodi di produzione e conservazione. Lo sviluppo industriale, poi, portò ad un notevole miglioramento nella birrificazione. In particolare, queste innovazioni, furono due: il motore a vapore e la refrigerazione artificiale. Fu proprio quest’ultima a permettere la produzione in qualsiasi stagione. In aggiunta a queste due grandi rivoluzioni, si devono citare le ricerche di Louis Pasteur, i cui risultati furono pubblicati in un trattato sulla birra “Études sur la Bière” del 1876. Per la produzione artificiale dei lieviti, però, dobbiamo ringraziare Christian Hansen, uno studioso danese che riuscì a isolare una particella di lievito, riuscendo poi a riprodurre i microorganismi artificialmente. Questo portò a un miglioramento della birra sia dal punto di vista del gusto sia di quello dell’aspetto.

 

La storia della birra in Italia

 

La birra arriva sulle coste siciliane, grazie ai Fenici, nel VII secolo avanti Cristo. Nel nord Italia, precisamente a Pombia, in Piemonte, si sono trovate tracce di birra in una necropoli protoceltica attribuibile alla cultura dei Golasecca. In una tomba di queswto sito archeologico, risalente la 560 a.C., sono state trovate tracce di birra. In altre zone è stata portata dai Romani: insomma la penisola, per fortuna, è stata invasa dalla birra da tutti i versanti! Anche Ludovico il Moro, durante le sue nozze, volle rendere onore alla birra e la fece distribuire gratuitamenti a tutti i milanesi. Nello stesso periodo, a Firenze, culla della cultura, veniva definita con l’attributo di “vino d’orzo”, per indicarne l’elevata consideraizone.

Un trattato molto interessante è quello del medico Vincenzo Tanara che nel testo “L’economia del cittadino in villa” descsrive le tecniche per la produzione della birra in casa e le caratteristiche di birre di altri paesi europei. In Italia, la prima birreria, come la conosciamo ai giorni nostri, ha iniziato la sua produzione nel 1840 a Chiavenna e si trattava della Spluga, anche se la Wührer sostiene di aver aperto i battenti a Brescia nel 1829. Nel 1845, invece, il Ducato di Lucca favorì l’apertura del birrificio della Pfanner, fabbrica che ha funzionato fino al 1929. Il primato della coltivazione del luppolo, invece, si deve a Gaetano Pasqui, un forlivese che si dedicò a questa pianta nel 1847. Dalla metà del XIX secolo, poi, si vive una vera esplosione di piccoli impianti di produzione della birra, tanto che alla fine del secolo si contavano oltre 140 birrifici che producevano a livello quasi artigianale. Tra questi, oltre a quelli già citati, c’erano la Peroni e la Menabrea. La crescita continuò fino agli anni ‘20 del 1900, quando, per colpa della crescita della tassazione e della legge Marescalchi (che obbliga all’introduzione del riso e del mais nella produzione della birra), la produzione della bevanda vive un rallentamento forzato. L’arrivo della seconda guerra mondiale non aiuta certo lo sviluppo di questo settore e, anche se gli anni successivi al conflitto, vedono un leggero aumento dei consumi, non si ha un quadro stabile della situazione fino al 1964, anno in cui la birra incomincia a vivere una ripresa stabile. La crescita è continuata fino ad arrivare ai giorni nostri che hanno visto la nascita di tantissimi birrifici artigianali e la ripresa del settore, con consumi che si attestano attorno ai 30 litri procapite all'anno.

La legislazione italiana ha suddiviso le birre in categorie, più per una questione di accise che altro. Le categorie sono: birra doppio malto (oltre i 14,5° plato), birra speciale, birra, birra leggera, birra analcolica. Legislazione a parte, per i grandi amanti della birra, ci sono alcune notizie molto importanti: la birra, senza abusarne, fa bene. Uno studio americano, presentato all’American Heart Association’s Schientific, dimostra che una birra bionda piccola al giorno può prevenire problemi cardiovascolari e preserva il colesterolo buono. Inoltre la birra contiene molte vitamine e minerali come potassio, magnesio e silicio. Addirittura, grazie al luppolo, sembra che la birra abbia un potere contrastante nei confronti dell’Alzheimer e del Parkinson. Insomma, non esiste motivo per cui non si debba consumare la birra tranne, ovviamente, eventuali intolleranze. La cosa importante è consumarla sempre moderatamente, apprezzandola per la sua bontà. Prost!

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