Le attrezzature della cantina del passato

Autore: Vincenzo 20/09/2016 0 Commenti Vino e Distillati,

Le attrezzature della cantina del passato

Come si otteneva il vino e quali utensili si utilizzavano

 

In molti sono dell’idea che le produzioni di una volta erano migliori e sintomo di genuinità nonché di qualità. Questa convinzione può nascere da una serie di fattori che vanno dalle modalità di cura del vigneto agli attrezzi per la lavorazione e lo stoccaggio
In passato la vendemmia era svolta tardivamente in quanto era premura del contadino quella di raccogliere prima l’uva danneggiata o marcia per evitare di compromettere l’intera produzione.

 

Come avveniva la lavorazione dell’uva

Una volta raccolta tutta, la lavorazione avveniva in piccole cantine con attrezzatura che oggi considereremmo abbastanza semplice. Prima fra tutte la pigiatrice che era di tipo manuale e soprattutto non faceva separazione degli acini dai raspi. Questo attrezzo con forma “a barella” veniva azionato agendo su una manovella e solitamente posizionato in modo tale che l’uva pigiata potesse essere raccolta con contenitori in legno di capacità compresa tra i 30 e i 50 litri per essere trasportata nei tini per la fermentazione. 
Qui veniva riversata l’intera produzione, comprese le vinacce che si separavano autonomamente dal vino con attivazione della fermentazione e di conseguenza la formazione del cosiddetto cappello. 
Le vinacce residue venivano quindi raccolte per essere pressate con un torchio a cricco al fine di recuperare tutto il liquido rimanente.  Quelle ormai esauste venivano gettate nel terreno e sotterrate per fertilizzare i campi o distillate per ottenere della grappa. Spesso quest’ultima operazione si rivelava abbastanza pericolosa in quanto la distillazione avveniva senza alcun tipo di controllo generando del prodotto con contenuto di metanolo.

 

Come si conservava il vino

Per lo stoccaggio venivano utilizzate delle botti in legno con capacità in genere compresa tra i 4 e i 10 ettolitri, mentre per il vino residuo venivano utilizzate delle damigiane in vetro impagliate.
Per ciò che riguarda i locali, le cantine erano poste sotto il livello del piano terra, con esposizione a nord, e non prevedevano pavimentazione, ma solo terra. Tutto questo per assicurare una temperatura media relativamente bassa e costante nell’arco dell’anno.
Nelle città invece, non potendo fare direttamente la lavorazione, si acquistava il mosto in botti e lo si lasciava a maturare nei locali disponibili. Chi invece non aveva questa disponibilità acquistava il vino pronto in barili o fiaschi in vetro impagliati.

 

Tag: Vino

Lascia un Commento